Intervista a Vincenzo Staiano, direttore artistico del festival jazz di Roccella Jonica « Rumori Mediterranei »

Vincenzo Staiano si è laureato all’Istituto Universitario Orientale di Napoli e nel corso degli anni è stato molto attivo come promoter musicale, cinematografico e teatrale. Ha lavorato soprattutto per conto dell’Associazione Culturale Jonica ONLUS, dell’I. S. M. E. Z. (Istituto Nazionale per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno) e del Comune di Roccella Jonica. Per gli stessi enti ha organizzato convegni e mostre e ha anche elaborato numerosi progetti di carattere didattico-formativo. Collabora con il Festival Internazionale del Jazz “Rumori Mediterranei” sin dall’esordio dell’evento nel 1981 e al suo interno, nel corso degli anni, ha ricoperto vari ruoli, tra i quali quello di Responsabile delle Relazioni Esterne, di membro del Comitato Artistico e di Coordinatore Generale. Ha avuto l’incarico definitivo di Direttore Artistico nel 2013, ruolo che svolge tuttora e gli ha consentito di ottenere una posizione di assoluto prestigio in una speciale classifica pubblicata dalla rivista Jazzit nel 2017. Nel corso della sua vita Staiano ha collaborato con prestigiose figure del mondo dello spettacolo e, per alcuni anni, è stato membro del board del Europe Jazz Network, la rete dei maggiori festival del jazz europei. Parallelamente a queste attività, per lungo tempo ha ricoperto l’incarico di docente abilitato di Lingua e Letteratura Inglese nei licei statali e ha scritto articoli per parecchi magazine. Attualmente è anche consulente del Balkan Jazz Showcase di Tirana, in Albania, ed è in corso di pubblicazione un suo libro sul celebre contrabbassista statunitense Scott LaFaro.

Vincenzo Staiano (foto: Vincenzo Bilotta)

Rumori Mediterranei, il festival jazz di Roccella Jonica, quest’anno compie 40 anni. Un traguardo indubbiamente molto importante quando si conoscono le difficoltà che il mondo della cultura incontra. Ci vuole raccontare la genesi di questo festival ?

Il Festival Internazionale del Jazz è nato nel 1981 grazie all’Associazione Culturale Jonica – ONLUS –  e al Comune di Roccella Jonica. L’A.C.J. era stata fondata da Sisinio Zito nel 1976 e con gli anni era diventata una delle più importanti realtà associative dell’intero Mezzogiorno. Nel corso della sua lunga vita, infatti, ha organizzato rassegne musicali, cinematografiche e produzioni teatrali di grande successo, alle quali sono state spesso associate produzioni di libri, convegni, mostre di vario tipo e attività didattico/formative di grande pregio culturale. All’epoca della nascita dell’Associazione il panorama musicale dell’intera regione era alquanto desolante e le attività jazzistiche quasi inesistenti. Anche la  musica colta e quella genuinamente popolare avevano poco spazio. A parte i grandi teatri di tradizione di Cosenza e di Reggio Calabria, i luoghi in grado di accogliere spettacoli di un certo rilievo in tutta la regione si contavano sulle dita di una mano. Scarse le professionalità tecniche e manageriali. Il jazz trovava qualche spazio solo in due grandi città grazie allo sforzo di alcuni operatori privati. A soffrirne di più erano i giovani, spesso costretti a partire per la capitale e le città del nord per seguire dal vivo i concerti di un certo interesse. L’idea di creare un festival del jazz è venuta ad alcuni soci dell’A.C.J. proprio per colmare questo grande spazio vuoto. Il Festival, comunque, già dalla prima edizione si è imposto all’attenzione del pubblico, dei critici e dei media per l’alta qualità artistica. Il primo programma, infatti, è stato stilato dal celebre giornalista e critico Adriano Mazzoletti ed è stato presentato sia a Roccella Jonica che a Reggio Calabria. Il primo musicista a salire sul palcoscenico del Festival, invece, è stato il pianista Randy Weston, una stella di prima grandezza del jazz mondiale,  a cui hanno fatto seguito alcuni tra i maggiori musicisti di jazz di quel periodo, sia a livello nazionale che internazionale. Dopo le prime edizioni è stata adottata la denominazione Rumori Mediterranei per associare il Festival al tema delle culture mediterranee che dominava tutte le attività dell’A.C.J. e in omaggio a John Cage, il grande compositore e musicologo statunitense.

L’Associazione Culturale Jonica si è occupata di Rumori Mediterranei per circa 36 anni. Nel 2016, dopo la morte di Sisinio Zito, è stata sciolta e da allora il Festival viene organizzato e gestito dal Comune di Roccella Jonica.

Sisinio Zito (foto P. Passarelli)

 Il festival nasce grazie alla sensibilità e alla caparbietà di persone, primo fra tutti il senatore Sisinio Zito, che hanno creduto in quello che facevano e che non hanno avuto paura. Come si integra un festival di fama internazionale in un contesto socio-economico non facile come quello calabrese?

La vita del Festival non è stata facile. Basti ricordare che le prime edizioni sono state organizzate all’interno del cortile delle scuole elementari di Roccella Jonica, uno spazio angusto, disadorno e non certamente idoneo per ospitare concerti. Bisognava attrezzarlo di tutto con grandi spese sul piano degli allestimenti. I primi anni mancavano anche le professionalità e le attrezzature primarie per fare i concerti. Tutto doveva essere importato da altre regioni. Anche la grafica e la stampa del materiale promozionale venivano fatte a Roma. Non esisteva alcun supporto finanziario in loco e il programma era interamente finanziato dall’allora Ministero per il Turismo e lo Spettacolo. Malgrado tutte le difficoltà il Festival è riuscito a guadagnarsi una posizione importante nel panorama jazzistico internazionale ed è diventato di fatto uno degli eventi più prestigiosi del nostro paese.

Nel corso dei primi anni, le varie serate del festival si svolgevano tutte a Roccella Jonica. Poi sono stati coinvolti alcuni comuni della provincia di Reggio Calabria. Cosa ha spinto gli organizzatori ad instaurare questa forma di collaborazione? Un’esigenza economica oppure la necessità di un lavoro di squadra al fine di dare più visibilità al festival?

È stato il grande successo del Festival a generare una grande attenzione sul territorio. La scelta di coinvolgere i comuni è nata dall’esplicità richiesta di uno di essi – Martone – nel 2002. Quella è stata la prima tappa esterna di Rumori Mediterranei. L’anno successivo è toccato a Reggio Calabria e in seguito si è esteso a Marina di Gioiosa Jonica, Caulonia, Locri e Siderno e ad alcuni paesi del versante tirrenico come Polistena, Cinquefrondi e Giffone. Questa scelta era stata dettata da un certo spirito di « mission » del Festival, quella di portare concerti di grande livello in particolari contesti urbani e coinvolgere il maggiore numero di persone possibile.  Quando tramite un bando la Regione Calabria ha imposto la localizzazione dei concerti in aree di particolare interesse culturale e archeologico si è puntato principalmente sugli scavi dell’antica Kaulon (l’attuale Monasterace), Locri Ephizefiri, Torre Galea a Marina di Gioiosa e la Villa Romana di Casignana.

Rumori Mediterranei è un festival che mi azzarderei a definire unico nel suo genere. In effetti, oltre a proporre concerti con artisti di spessore internazionale – e qui, volendo rimanere in Francia, potrei citare Michel Petrucciani, Louis Sclavis, Richard Galliano – è un laboratorio di idee e di progetti. Per fare alcuni esempi Paolo Fresu, Gianluca Petrella o Luca Aquino hanno sperimentato la loro musica a Roccella Jonica, prima ancora che altrove. Possiamo dire che Rumori Mediterranei sia anche un trampolino di lancio per giovani artisti?

In Italia negli ultimi anni si è assistito a un fenomeno di proliferazione dei festival del jazz. Ne sono stati creati tanti. Rumori Mediterranei è riuscito a mantenere una posizione di grande prestigio grazie all’unicità della formula che ha adottato nel corso della sua storia : dare spazio alle culture musicali dei paesi del Mediterraneo, commissionare musiche nuove, promuovere la commistione tra jazz e altri mezzi espressivi come il cinema, la danza, la letteratura e il teatro, organizzare mostre e convegni su particolari aspetti della storia del jazz, come recentemente si è fatto per spiegare il ruolo avuto dagli italo-americani nella nascita e lo sviluppo di questo genere musicale, attivare seminari e corsi di formazione mirati a far crescere professionalmente i musicisti, puntare alla valorizzazione dei giovani talenti dando spazio ai loro progetti e creandone di nuovi pensati appositamente per loro. Infatti, sono stati tanti i giovani « battezzati » a Roccella che sono diventati famosi. Ma non solo, Noa e Nicola Piovani si sono esibiti a Roccella quando erano ancora degli sconosciuti.

Io, prima, parlando delle evoluzioni del festival, mi sono soffermata sulla collaborazione con i comuni limitrofi alla cittadina di Roccella Jonica. Ma c’è ancora un altro aspetto che, secondo me, merita particolare attenzione : i laboratori organizzati nel corso della manifestazione. Ce ne vuole parlare, raccontandoci come si articolano, da chi sono tenuti e sopratutto a chi si rivolgono?

Le attività seminariali e formative, nel passato sono state la linfa vitale del Festival perchè riuscivano ad attirare centinaia di giovani provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. In genere si svolgevano nella forma delle master class, dei seminari e dei workshop di musica d’insieme e venivano tenute dai musicisti che partecipavano al Festival e anche da star d’oltreoceano. In genere si rivolgevano a musicisti, giovani e meno giovani, che intendevano migliorare le loro capacità « performative » o perfezionare il suono del proprio strumento. Purtroppo, quest’anno, a causa del Covid, tutte queste attività sono state sospese.

Roccella Jonica è un piccolo borgo molto suggestivo dominato da un castello medioevale recentemente ristrutturato, un porto turistico, chilometri di spiaggia bianchissima e un lungomare su cui è piacevole passeggiare. Come si inserisce il festival in questo contesto paesaggistico ? Quali sono gli spazi che gli sono dedicati?

Roccella è diventata una piccola cittadina della musica grazie al Festival. Infatti, per ospitare i concerti e le altre attività sono state create una serie di strutture di particolare bellezza e suggestione paesaggistica. Su tutte domina il Teatro al Castello. Si tratta di una specie di anfiteatro all’aperto realizzato ai piedi delle pendici dell’antica rocca su cui sorgeva la città. Può ospitare più di 3.000 spettatori ed è dotato di tutti i servizi necessari per i concerti. Un’altra struttura creata grazie al Festival è l’Auditorium Comunale che è capace di accogliere più di 700 spettatori. Viene utilizzato molto in inverno. Di grande pregio è l’ex Convento dei Minimi, un complesso del ‘500, ristrutturato di recente, che ospita piccoli concerti, mostre, convegni e attività seminariali. Di notevole impatto visivo e funzionalità, invece, il maestoso Palazzo appartenuto ai Principi Carafa. È localizzato sull’antica rocca e, grazie alle numerose e spaziose stanze, può ospitare attività di qualsiasi tipo. Tre altre location del Festival sono costituite dal Porto delle Grazie, una delle più grandi « marine » del Mediterraneo, dal Waterfront Sisinio Zito e dal Largo Colonne Rita Levi Montalcini . Si tratta di tre spazi molto belli allestiti come location all’aperto, soprattutto in estate.

Il jazz è un genere musicale che, negli anni passati non aveva, in Italia, un riscontro paragonabile ad altri paesi, quali la Francia. Com’è cambiato negli ultimi anni il pubblico di Rumori Mediterranei? C’è stata un’evoluzione?

Quando il Festival è nato, il jazz a Roccella era un genere seguito da pochi appassionati e da uno sparuto gruppo di giovani. Non aveva  un grande appeal a livello locale, ma riusciva ad attirare spettatori provenienti da tutto il paese. Storicamente è partito con una formula basata sul solo jazz e, in termini numerici, le presenze si aggiravano sui seicento/settecento spettatori a concerto, che negli anni ottanta non erano pochi. Quando nel 1995 il Festival  è stato trasferito al Teatro al Castello, si è arrivati anche a punte di 3000 spettatori. In occasione di un concerto di Michel Petrucciani (lo stesso anno della morte) si è arrivati addrittura a 4000 (e circa seicento persone sono rimaste bloccate ai cancelli). Con il passare degli anni, comunque, il pubblico del Festival è cambiato diventando più composito grazie all’inserimento nel programma di concerti di musica contemporanea, pop, rock ed etnica.

Prima abbiamo parlato di giovani talenti scoperti grazie al festival ed anche di grandi nomi del jazz internazionale. Voi siete stati anche gli ideatori di produzioni originali, temi che caratterizzano le edizioni annuali. Come non ricordare “La Folia : the Roccella Variations” commissionata al compositore americano Georges Russel nel 1989 o ancora “Accattone in jazz” con Valerio Mastrandrea riprodotta poi al Lincoln Center in New Jork. Come nascono e come si sviluppano musicalmente tali tematiche?

Le produzioni originali e le prime assolute costituiscono da sempre la vera forza del Festival e l’arma vincente sul piano dell’appeal mediatico, com’è stato il caso della « Folia » di George Russell, basata su una danza portoghese del XVI secolo, poi ripresa in altri paesi europei. È stata commissionata dalla direzione artistica del Festival al grande compositore e direttore d’orchestra statunitense che ha utilizzato il saggio di uno studioso greco (da me tradotto dall’italiano in lingua inglese). La prima esecuzione del brano avvenne al Ronnie Scott’s di Londra e, in quell’occasione, l’etichetta francese Label Bleu registrò il concerto, riversandolo poi su Cd con il titolo « Living Time Orchestra – The London concert ». Qualche giorno dopo (il 2 settembre 1989) l’orchestra di Russell si trasferì a Roccella per una strepitosa performance che è ancora nella memoria di molti. « Accattone in jazz », invece, è nato nell’ambito dei progetti originali pensati per la sezione pomeridiana del Festival che si basava sulla commistione tra jazz, letteratura e altre forme espressive. È stata riproposta da Mastrandrea a New York grazie all’Istituto Italiano di Cultura.

« Back to life » è il titolo scelto per l’edizione di quest’estate che si è svolta dal 21 al 30 agosto. Speranza e al contempo un invito a guardare sempre avanti?

Certamente. È stata, comunque, un’edizione difficile, condizionata fino all’ultimo dalla situazione emergenziale nella quale viviamo. Si è registrato un grande successo. L’edizione è stata realizzata grazie anche al coraggio e alla determinazione del Sindaco Vittorio Zito e dell’Amministrazione Comunale di Roccella Jonica e al sostegno di un nutrito gruppo di validi collaboratori e di giovani volontari.

 

Intervista realizzata da Stefania Graziano
(credito fotografico di copertina Domenico Scali)

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