Intervista a Luigi Licci, titolare della libreria “Gulliver, Libri per viaggiare”

Abbiamo intervistato Luigi Licci, titolare di “Gulliver, Libri per viaggiare”,  una delle librerie di viaggio più importantie e più belle d’Italia, situata nel centro storico, a due passi dall’Arena.

Lei proviene da un’esperienza professionale estranea al mondo editoriale. Ci racconta la storia della sua scelta e l’evoluzione della sua libreria nell’arco di questo decennio di attività?
Dopo molti anni trascorsi nel settore assicurativo, nei quali ho vissuto a lungo a New York e a Londra, a cinquant’anni ho deciso di cambiare vita. La libreria preesisteva, essendo stata creata nel marzo del 1991, ed è sempre stata dedicata al mondo del viaggio; io l’ho rilevata tredici anni fa, e questa scelta è stata, per me, una svolta radicale. Il mio settore professionale precedente, assicurativo, era totalmente diverso, e mi ha dato l’opportunità di vivere in un contesto comopolita, di viaggiare molto per affari e di visitare buona parte delle nazioni del mondo. La libreria è sempre stata un punto di riferimento non solo cittadino: i miei clienti, attualmente, non sono solo veronesi, ma provengono dalle province di Vicenza, Trento, Mantova e Brescia, aree nelle quali non esistono librerie di viaggio specializzate. La location della libreria è rimasta la stessa, ed ho mantenuto al mio fianco la collaboratrice storica, per dare ai clienti un senso di continuità; ho rafforzato alcuni settori, quali la narrativa di viaggio, ma non ho apportato stravolgimenti macroscopici. L’aspetto che ho immediatamente coltivato, e che rappresenta la stella polare della mia attività, sono state le presentazioni dei libri: ho iniziato a creare eventi nei quali i miei clienti potessero conoscere gli autori, momenti di confronto nei quali si stabilissero relazioni e contatti tra autore, libreria e pubblico. La mia scelta professionale è motivata da una grande passione, e le presentazioni o le conferenze sono eventi divenuti, nel tempo, fondamentali per il mio modo di concepire questo lavoro.

Quali sono le strategie per poter essere, oggi, un “libraio” specializzato e rendere sostenibile la propria attività?
Passione, serietà e tensione costante all’aggiornamento costituiscono il nucleo centrale di quel valore aggiunto che io fornisco ai miei clienti. Senza questo valore, che si estrinseca in consulenza e consigli, disponibilità mia ed ampia offerta presente sugli scaffali, non avrebbe alcun senso, per i lettori ed i viaggiatori, varcare la soglia della mia libreria: potrebbero acquistare una guida o un altro prodotto editoriale sul web, restando a casa. Io cerco di soddisfare il numero più ampio possibile di domande, ascoltando le esigenze specifiche del mio cliente, dedicandogli/le tempo ed attenzione, cercando di intercettare esattamente ciò che sta cercando in una guida di viaggio, in una cartina topografica o in un testo di narrativa di viaggio. Essere stato un consulente per tanti anni, nella mia vita precedente, mi ha sicuramente insegnato ad ascoltare i miei clienti senza mai dare nulla per scontato.

Nell’immaginario del lettore italiano, i concetti di libreria di viaggio e libreria specializzata sono acquisizioni abbastanza recenti, soprattutto se confrontate alla realtà di altre nazioni europee o anglosassoni. In che cosa il lettore-viaggiatore italiano si differenzia oggi dai lettori stranieri?
Direi che è necessaria una premessa fondamentale: in Italia, la prima libreria di viaggi specializzata è nata a Torino trentadue anni fa, mentre all’estero, soprattutto nel mondo anglosassone – e cito Stanfords, a Londra, una libreria sorta a metà dell’800 – esiste una tradizione consolidata da tempo e, quindi, un’abitudine, da parte del lettore, a confrontarsi con realtà di questo tipo. L’editoria di viaggio italiana, a sua volta, fino a pochi decenni fa è sempre stata molto ghettizzata; l’Italia ha avuto, già nell’800, molti importanti esploratori e viaggiatori, ma le loro missioni non sono mai state supportate da una produzione editoriale che rendesse disponibile le loro avventure al grande pubblico – per citare un altro esempio anglosassone, la Royal Geographical Society ha sostenuto e sponsorizzato non solo viaggi di esploratori, ma, attraverso riviste e stampa, ne ha divulgato la narrazione, i diari. Ritengo che il lettore/viaggiatore italiano sia, rispetto ad altri, più attento ai dettagli storico-culturali, ma la questione, a mio parere, va posta in altri termini: oggi il mercato delle guide straniere – Lonely Planet, Rough Guide, per fare un esempio – tradotte in Italia è caratterizzato da prodotti molto pragmatici, essenziali; si tratta di guide pratiche. In Italia, invece, esistono due esempi importanti, le guide del Touring Club e le guide Polaris, forse meno descrittive ma molto attente all’approfondimento storico-culturale. Quindi il lettore ed il viaggitore italiano sono abituati a questo tipo di approccio, che offre più spazio, appunto, all’approfondimento e, nel caso delle guide Polaris, alla narrazione, alla rielaborazione di una destinazione da parte dell’autore. Di conseguenza, quando entrano in libreria, i lettori italiani cercano una guida che abbia anche queste caratteristiche e si soffermano su aspetti che molte guide straniere non considerano essenziali. L’editoria italiana e straniera, ha, in questo caso, creato abitudini diverse, che portano il lettore e il cliente a ricercare contenuti, in parte, differenti tra loro.

Il libraio percepisce direttamente le esigenze e le necessità del lettore-viaggiatore: quali sono, a suo parere, i contenuti importanti che caratterizzano, oggi, una buona guida di viaggio?
A mio parere non esiste una guida buona in senso assoluto: ogni guida ha, come accennavo, un suo punto di forza, ed è adatta ad un certo tipo di viaggiatore, alle sue specifiche preferenze, esigenze, attese. Il libraio specializzato deve quindi essere estremamente attento alle esigenze del cliente, deve recepirle saper consigliare il prodotto più adatto ad ogni specifica richiesta.

La narrativa di viaggio è oggi considerata un genere letterario di tutto rispetto. Qual’è la tendenza del lettore italiano, a questo proposito?
La narrativa di viaggio è stata, in Italia, molto limitata e forse un po’ ghettizzata fino a circa quindici anni fa. Attualmente, questo genere letterario è stato rivalutato, anche se non è supportato – come invece accade nel mondo anglosassone – da riviste specializzate che rappresentano un veicolo fondamentale per far conoscere gli autori al grande pubblico.

Il viaggio, da millenni, è protagonista di narrazioni orali o scritte. Negli ultimi vent’anni circa, complice la rivoluzione digitale, immaginarsi una destinazione, prima di esservi giunto, non è più necessario. Quanto è cambiata, a suo parere, l’attesa del viaggiatore? In termini editoriali, per ciò che riguarda le guide, c’è stata una metamorfosi anche in questo senso – è cambiata, contestualmente, anche la narrazione del viaggio?
“Cuore di tenebra”, di Conrad, scritto più di cent’anni fa, descriveva un viaggio in un continente quasi sconosciuto. Attualmente, l’intero globo è mappato, quindi non leggiamo il resoconto di un viaggio, o la descrizione di un luogo, per esserne sorpresi, meravigliati o stupititi: per vivere queste emozioni è sufficiente il web, l’immagine fotografica in diretta, il video realizzato con un drone. Al contrario, oggi diviene fondamentale non tanto la celebrazione di un luogo in termini visionari, quanto la la sua narrazione; oggi non dobbiamo stupire, ma raccontare in modo efficace, permettere al lettore di partecipare. E, per raggiungere questo scopo, è necessario che la scrittura della guida sia viva, coinvolgente. L’autore di una guida, oggi, deve raccontare un luogo, narrarlo dopo averlo vissuto in prima persona, metabolizzato, interpretato. Paradossalmente, se da un lato la tecnologia domina l’enumerazione, l’elencazione e la descrizione passiva, per contro, in una guida è sempre più richiesto il contenuto narrativo-interpretativo, aspetto che il lettore ricerca e non può trovare con un semplice click. Inoltre, uno degli scopi delle guide è l’operazione di filtraggio e di selezione della immensa quantità di informazioni che, a cascata, possono essere reperite, in modo generalista, sul web. Esistono poi alcuni comportamenti che definirei in controtendenza: nonostante la diffusione ubiquitaria dei sistemi di geolocalizzazione, GPS et cetera, la cartografia resta ancora un prodotto editoriale molto richiesto – cartografia di montagna, per esempio – segno evidente che esiste anche un piacere “tattile” del viaggiatore, che rinuncia al GPS e desidera avere in mano una mappa cartacea, classica.

La recente pandemia ha rivoluzionato l’idea di spazio e di tempo; per un periodo impredicibile, i viaggi saranno brevi esperienze di piccolo cabotaggio, limitate ai confini nazionali o, nel caso italiano, all’Europa continentale. L’esperienza di chiusura, di “domicilio obbligato”, a suo parere, ha modificato l’interesse dei lettori?
I dati sono, purtroppo, molto sconfortanti. Prima dell’avvento della crisi legata al Covid19, un terzo degli Italiani non leggeva un libro all’anno; pare, dalle ultime statistiche, che nonostante il lockdown e la vita stanziale, domestica, nel 2020 un Italiano su due non avrà letto un libro. Gulliver, durante la pandemia, ha continuato a promuoversi attraverso incontri digitali, ma l’estensione di questo periodo di crisi, unita alla conseguente impossibilità di viaggiare,
stanno apportando ulteriore sofferenza al nostro mercato.

La sua attività di libraio vede, in parallelo, quella di organizzatore di innumerevoli eventi culturali, con un calendario che, annualmente, prevede un evento settimanale da settembre a luglio. La libreria, in questo senso, diviene sempre meno negozio e sempre più contenitore culturale, prologo ad una futura esperienza di viaggio e luogo di approfondimento; il lettore entra in libreria, dialoga con lei, ascolta i suoi consigli, acquista un libro e, probabilmente, parteciperà anche ad un evento che suscita interesse. Possiamo parlare di un “percorso” che il lettore, all’ingresso, sta per intraprendere? Questo è già l’inizio di un viaggio?
Da parte mia si è trattato, inizialmente, di un’esigenza legata alla mia passione di lettore: conoscere un autore è, per chi ama leggere, un’esperienza sempre edificante, stimolante. Inoltre, la mia è una libreria piccola, che non ha a disposizione una sala conferenze, quindi mi sono trovato nella necessità di organizzare i miei incontri con partner locali. Questa iniziale difficoltà logistica si è poi, nel tempo, trasformata in un’opportunità: abbiamo scoperto bellissime location storiche – ville venete, giardini storici – in cui ospitare pubblico e autori; siamo venuti in contatto con enti e privati, con i quali abbiamo sviluppato rapporti di amicizia e sinergia che hanno costituito indubbiamente un grande arricchimento. Abbiamo anche stabilito una partnership importante con La Scuola del Viaggio, includendo nella programmazione dei nostri eventi anche un’attività didattica che sta riscontrando notevole successo.
Riferendomi alla mia storia professionale ed al cambiamento avvenuto tredici anni fa, posso dire che ho raggiunto l’obiettivo di poter trascorrere tempo di qualità con persone che stimo – siano esse pubblico, autori, clienti o partner con i quali organizzo questi eventi culturali.

Intervista realizzata da Corrado Passi

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