Intervallo Accademico: l’importanza della lingua sui social

Ogni lingua rappresenta un modo diverso di percepire la realtà. Quanti modi diversi hanno per dire “neve” gli eschimesi? E quante parole ci sono nel lessico della lingua araba per dire “sabbia”? Il luogo in cui una società è stabilita determina sia la cultura che la lingua, ma è anche vero che la cultura stessa deve aver definito in origine alcune espressioni linguistiche, e che il modo di osservare il mondo e di interpretarlo è strettamente collegato alla grammatica della lingua. Questo è quello che gli studiosi Sapir e Whorf ad inizio del ‘900 ipotizzarono nella loro teoria nota come relativismo o determinismo linguistico, da cui si evince chiaramente come sia impossibile imparare una lingua senza studiarne anche la cultura. Il progetto di Intervallo Accademico parte da queste istanze: è possibile che scoprendo di più sulla propria cultura e sulla propria lingua si aprano nuove prospettive, nuovi modi di osservare il mondo che ci circonda? È possibile che questi nuovi mondi che si spalancano alla nostra conoscenza aiutino a capire l’altro, a comprendere diversi punti di vista? La lingua ci dà questa possibilità, perché non approfittarne? Le parole non sono intercambiabili, ognuna porta con sé delle sfaccettature, dei significati secondi che un sinonimo o una traduzione potrebbero perdere irrimediabilmente. Dunque Intervallo Accademico si propone attraverso post quotidiani sui social e video settimanali (e recentemente anche con dei podcast) di far riscoprire parole di cui magari non si ricorda il significato o di cui non si sapeva neanche l’esistenza, di esplorare espressioni quotidiane e modi di dire di cui non si conosce l’origine in maniera semplice e divertente. Per esempio perché rispondiamo “pronto” al telefono? Perché si dice “fare alla carlona”? L’obiettivo è quello di fornire nuovi mezzi per interpretare, descrivere e comprendere la realtà che ci circonda ma anche, forse, un po’ noi stessi. Nella mia esperienza pochi parlanti italiani ricordano il significato di “codesto”, che non è un modo antiquato o ridicolo per dire “questo”, ma porta in sé un significato molto importante: vicino a chi ascolta, ma lontano da chi parla. Ecco che se allora mi riferisco a codesta opinione o a codesta affermazione ribadisco che esse sono lontane dal mio pensiero e che in qualche modo le rigetto, ma che invece probabilmente saranno accettate dall’altro. Il mio desiderio è quello di scoprire o riscoprire queste sfumature, di far sì che sempre più persone si pongano domande sul modo in cui si esprimono, di rendere più consapevole la comunicazione con sé stessi e gli altri; in un mondo in cui comunicare è tutto e l’urgenza di creare contenuti da condividere è impellente poniamo l’accento non sulla quantità ma sulla qualità. Per esprimersi non è necessario usare un milione di parole, spesso ne bastano cinque o sei, è importante però avere un ampio arsenale da cui attingere per dire la cosa giusta al momento giusto.

Luca Martinacci – Intervallo Accademico

 

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