Creare sul margine : « Il mare a Pietralata » di Claudio Orlandi

 

Viviamo ai margini
il margine vive di noi

 Il margine è un territorio lontano dal centro, in bilico, dove le difficoltà possono far sprofondare oppure, come quelle piante che crescono sulle scarpate, insegnano a resistere e contribuiscono a rinforzare il terreno con le radici.[1]

Claudio Orlandi si muove su questo territorio dove è nato nel 1973 e dove vive : Pietralata, una zona di Roma cresciuta irregolarmente nel corso dei decenni sul limitare della campagna romana di nord-est, una borgata raccontata da Pasolini nell’epica sottoproletaria di « Ragazzi di vita » e di « Una vita violenta ».

« Vivo a Pietralata da quando sono nato e ho visto l’evoluzione del quartiere, della sua gente, dei modi di vivere. In estrema sintesi posso dire di amarlo ».

Come un moderno Marcovaldo, Claudio Orlandi gira in bici, gli occhi grands ouverts sui cieli di Pietralata « che scoppiano di salute », dove volano pappagalli (epifanie del cambiamento climatico ?) e brillano le luci delle strade, e « danzando con le parole, soffio di voce e occhi sinceri » ricrea la realtà.

Si scopre così che a Pietralata c’è il mare !

« Il mare a Pietralata », una raccolta poetica uscita nel giugno 2021 per Tic edizioni, che raccoglie testi scritti da Claudio Orlandi dal 1990 al 2020 : poesie inedite e testi delle canzoni di Pane.


credits Valentina Boccia

Pane è un gruppo musicale acustico nato nei primi anni ’90 composto oggi da Vito Andrea Arcomano (chitarra acustica), Claudio Madaudo (flauto traverso-bansuri) e Claudio Orlandi (voce-testi) : una miscela di folk, jazz melodico, rock con accenti progressivi, teatro canzone e poesia in un connubio naturale e originario : una musica « esplor-attiva » per « stimolare forme di consapevolezza di se stessi e del Mondo che ci ospita ».

La mia scrittura è un sasso

Terra di terra, peso su peso
Far fluire l’acqua
Ma è liquame torbido e fitto
Caviglia su caviglia
Polso su polso

 Anziani si muovono poggiandosi su stampelle rudimentali
Così le mie parole avanzano lentamente, aratri legnosi.
Lascerò le forme belle ai nuotatori sublimi dalle spalle larghe
I muscoli allungati.

A me la chiatta dei navigli, le cisterne dei carghi africani.
Il mio tempo è il tempo di ora
Le mie sillabe le forme del giornalaio
Pesanti misure senza grazia
Il tronco di un bosco abruzzese.

La poesia che apre il libro « Il mare a Pietralata » suona come una dichiarazione di poetica : la parola avanza lentamente, ostinata, pesante, senza chiedere nulla, ma con l’urgenza del presente, rivendicando la sua rusticità e, come le « Bateau ivre » de Rimbaud, la « chiatta » di Claudio Orlandi lo conduce a esplorare le sue terre interiori.

Ne scaturisce, secondo le parole di Alessandro Hellmann « una scrittura affilata, psicotica e visionaria … capace di implacabile crudezza e inattese tenerezze, di desolazioni riarse e improvvise fioritire »[2].

Com’è cupa l’aria
Com’è cupa.
Ed io mi arrangio
mi accartoccio, mi adeguo
divento animale sociale, muoio.
Tutto in me si lacera
aperto da fiocchi di neve.

L’aria sgozza lo spillo
*

Le povere anime senza ritorno guadano il fiume respirando
traverso canne sottili e fragili al vento

Il percorso conduce inevitabilmente all’Arcadia di Claudio, la terra dell’infanzia: l’Abruzzo di cui è originaria la sua famiglia e dove ritorna sempre d’estate per affrancarsi dalle caldo ossessivo e dai folli meccanismi della città.

Primo frammento della cerva

La giovane cerva scese a valle e scalpitò leggermente
dopo attimi di immobilità totale.
Era un agosto di rinascita, di immagini in fuga.
Gli zoccoli pressarono la terra e diedero slancio
spostò il corpo più in là,
al riparo dai miei occhi spalancati.
Era notte ovunque
tranne nei suoi muscoli incandescenti
che risuonarono fin dentro le viscere della montagna.
Poi scomparve, non prima di avermi dato una nuova vita.

Le pagine scorrono lievi come sussurri perché hanno « una natura che si potrebbe dire « vocale »: sono poesie che si (mi) lasciano ascoltare, sentire »[3] e che diventano canto :

L’umore

 Ho cambiato più volte il pensare
con i rischi dovuti all’umore
nelle zone velate la voce
di un bambino pronto a saltare

Ho cercato più volte la pace
nei barattoli scritti dal sole
senza posa annusando l’odore
ho cambiato più volte l’umore
L’umore

Con il capo rivolto al tepore
mi ritaglio lo spazio al dolore
mi rincuora ogni tanto il sapore
delle note vicino all’unione

Per lasciarmi alla luce al chiarore
ho cambiato più volte l’umore
Per lasciarmi alla calma al calore
Ho più volte placato l’ardore
L’ardore

Ritornano poi « versi a bassa temperatura espressionistica e letteraria »[4] come « il pettine del mio bagno/ con i suoi tre denti mancanti » di un amore perduto, « quella telefonata dall’ospedale » ad annunciare il dolore o il 211 che « affronta buche ciclopiche/per pochi spicci e pochi passeggeri/ tutti rigorosamente residenti a Pietroburgo ».

Claudio cavalca l’onda di Carlo Bordini di cui è stato grande amico, quell’ironia sottile ma partecipativa, mai tagliente ma accogliente, perché «scherzi a parte/mi annoio/un po’/ in bene e in/male/tutto sembra/già stato fatto»[5].

« Quasi ogni sera, soprattutto durante il primo lungo periodo di confinamento, ci sentivamo al telefono per raccontarci la giornata e commentare i fatti del mondo. Le telefonate spesso prendevano una piega surreale e scherzosa, magari partendo da un termine trasformato in un altro o giocando su strambe assonanze di senso, come solo Carlo sapeva fare. A volte nascevano delle vere e proprie poesie telefoniche, come accadde per Il mare a Pietralata ».

Il mare a Pietralata
Pronto Claudio come stai?
Tutto bene Carlo, tu?
Bene grazie, sto bene, dove sei?
Sono al mare!
Al mare?
Sì al mare qui a Pietralata, hanno messo un mare qui vicino casa.
Ma veramente?
Sì un mare con tutto quello che c’è al mare
Ma un mare con l’acqua?
Sì un mare vero con l’acqua
Ma l’acqua è blu!
Sì un bellissimo blu, hanno preso acqua dall’Oceano pacifico e l’hanno portata qui a Pietralata.
Che bello!

Ma ci sono anche le ragazze in bikini?
Sì, è pieno di ragazze bellissime che giocano sulla riva. Hanno portato anche la sabbia c’è tutto e tutti stanno bene e si divertono. Chi gioca in spiaggia e chi passeggia. C’è anche il bigliardino!
Ma ti sei fatto il bagno?
No il bagno no, perché l’acqua è freddina. E’ acqua oceanica, è piena di correnti.
Ma tu pensa.
Sì Carlo appena possibile ti devo portare qui al mare a Pietralata! Vedrai è bellissimo
Sì ci verrò molto volentieri.
Sì!

Gli occhi lucidi di emozione, il sorriso sincero « non avrei altro da aggiungere » :

La grande poesia risiede al quinto piano.
L’arredo è basilare, le scale sono spesso lucide e pulite.
Non c’è un grosso via vai.
Tutti si tengono a distanza da un cartello con su scritto
« attenzione si scivola »

[6]

Biografia di Claudio Orlandi

Claudio Orlandi è nato nell’agosto del 1973 a Roma, dove si è laureato in Scienze Politiche.
Da oltre venticinque anni è voce e autore dei testi del gruppo musicale Pane, con il quale ha realizzato numerosi concerti e cinque
dischi: Pane (2003), Tutta la dolcezza ai vermi (Lilium, 2008), Orsa Maggiore (2011), Dismissione (Sossella, 2014), The River Knows – A Tribute to the Doors (2018).
Dirige su YouTube Radio Pomona, canale di letture poetiche.
Il mare a Pietralata (Tic, 2021) è il suo primo libro.

credits Suzana Zlatkovic

 

Claudio Orlandi, Il mare a Pietralata, Tic edizioni
https://ticedizioni.com/products/il-mare-a-pietralata-claudio-orlandi

Radio Pomona, canale Youtube di letture poetiche di Claudio Orlandi
https://www.youtube.com/channel/UCdTuWU91s6o_uWNX_R_cCGA/featured

Progettopane, canale Youtube del gruppo Pane
https://www.youtube.com/user/progettopane

 

[1] « Eppure esistono ancora artisti ostinati che poeticamente continuano a creare sul margine, senza pretendere nulla, orgogliosi della loro irriducibile diversità », da « La periferia e le sue anime nei versi di Orlandi » di Marco Lodoli, recensione in La Repubblica, 21 giugno 2021 in https://www.ibs.it/mare-a-pietralata-libro-claudio-orlandi/e/9788898960378

[2] Alessandro Hellman, recensione in https://www.musicalnews.com/2021/09/06/claudio-orlandi-e-l-altrove-nel-quotidiano/

[3] Momò, recensione in https://www.ibs.it/mare-a-pietralata-libro-claudio-orlandi/e/9788898960378

[4] Francesco Pontorno, Per la poesia di Carlo Bordini, https://fr.scribd.com/doc/34524217/Francesco-Pontorno-Per-la-poesia-di-Carlo-Bordini

[5] “Storia dei bambini di Medellin” di Carlo Bordini da Poema inutile, Edizioni Empiria, 2007.

[6] Copertina e manifesto della poesia di Leonardo Crudi, http://www.leonardocrudi.com/en/italiano-il-mare-a-pietralata-2021-manifesto-poetico-per-un-libro-di-poesie/

0 comments
40 likes
Prev post: Enzo Barnabà: storie e letterature di confineNext post: Fotografare il paesaggio, intervista ad Alberto Perer

Related posts

Leave a Reply

Votre adresse e-mail ne sera pas publiée.