Vedere oltre

  • Un gabbiano si posa indifferente sulla spalla di Giordano Bruno. La sua statua in bronzo dall’aria severa, spicca sul cielo azzurro di questo pomeriggio d’estate e domina Campo dei fiori, mitica piazza del centro di Roma. Sono seduta alla terrazza di un bar davanti a uno Spritz in compagnia di Ilaria Facci che mi fa notare, per completare il cliché, la musica di « ‘O Sole mio » appena intonata da uno dei tanti cantanti che allietano i turisti. Mentre lo dice scoppia in una risata che le illumina il volto. Ilaria è da poco a Roma, in arrivo da Londra dove vive una buona parte dell’anno.

Ilaria Facci è nata a Roma, ma guarda la sua città con gli occhi sempre nuovi di chi ha vissuto molto all’estero tra Buenos Aires, Londra, Barcellona e l’Armenia. La sua Arte è la fotografia e parla un linguaggio universale.

Quando ti sei avvicinata alla fotografia ?

Avendo lavorato nel campo della moda, hai forse trovato lì la spinta per cominciare?

Ho studiato all’Accademia di Moda e Costume di Roma e ho lavorato a Milano come Stylist e costumista. Ho avuto la fortuna di essere a contatto con fotografi come Mustafa Sabbagh. Ma ho cominciato a fotografarmi per mostrare come doveva essere portato un abito o un accessorio, era per me un gioco.

Dal punto di vista della tecnica, perché la scelta dell’autoscatto ?

Io, non so nulla di fotografia, di tecnica, di studio delle luci. La luce delle mie foto è quasi sempre naturale. Quando ‘faccio arte’, io non penso. Non parto mai da un tema, da un’idea, non faccio ricerca, né alcuno studio preparatorio. Non traggo ispirazione consciamente e direttamente da nulla, solo scatto. E poi, quando ‘sento’ che è il momento, le carico sul pc e le vedo, e solo allora  scopro ciò che stavo cercando di dire, ma senza saperlo. È questo il bello della fotografia, per me: è un macchinario, ma in realtà è uno specchio. E all’improvviso, come uno schiaffo, ti mostra chi sei.

 » Non esiste la realtà che vediamo nelle fotografie di Ilaria Facci, esse ci risucchiano e ci trasportano in un altro mondo, quello della sua anima. Ilaria non fotografa quello che vede, ma quello che sente… » Vittorio Sgarbi

Le tue foto Ilaria mi suscitano a volte « sgomento »…

Ilaria scoppia a ridere – Mi piace molto questa definizione, non avrei accettato che tu dicessi che sono « carine ». La fotografia è una scusa per compiere un processo interiore, un modo per scoprire i tuoi muri e buttarli giù. Nella scelta del nudo non c’è alcun ammiccamento o seduzione, è il concetto di carne senza alcuna idealizzazione, è la poesia che ha la normalità di un corpo imperfetto. Del resto non sono foto di me, il mio « io » scompare e appare quello di ogni donna.

Veniamo allora al tuo impegno in difesa dei diritti civili e umani, in particolare delle donne.

Ho sostenuto alcune iniziative sociali come quella della ricerca contro il tumore, i diritti delle donne (per questo i nudi), delle minoranze, ho fatto una serie di foto durante le numerose manifestazioni che si sono tenute a Londra contro la Brexit. Credo che l’arte debba sempre essere « politica » nel senso etimologico del termine, cioè volta al bene comune: non dovrebbe mai rinunciare ai suoi ideali ma usarli come come cardini espressivi per cambiare il mondo.

Nelle tue foto le influenze artistiche sono palpabili come lo sfondo scuro tipico delle opere di Caravaggio, le atmosfere barocche, i corpi nudi e doloranti di Schiele o quelli leggiadri tipici delle opere classiche. Ma mi fanno pensare soprattutto alle meravigliose opere di Francesca Woodman, artista che ha cambiato il modo di vedere la realtà e le sue piccole e impercettibili sfaccettature.

Le influenze artistiche sono la mia « italianità », il mio retroterra, ma amo nutrirmi di tutto ciò che reputo di qualità : film, letteratura, persone, musica, cultura ed arte vengono prima del pane,  per me. Vivo nella costante ricerca. La mia spinta creativa nasce da questo, senza filtri né raziocinio. Pura e spontanea reinterpretazione di ciò che accumulo, vivendo.

Hai fatto un  Master in Marketing e Comunicazione presso l’Istituto Europeo di Design. Il tuo essere artista oggi significa anche essere imprenditrice di te stessa ?

Assolutamente sì. Mi piace molto occuparmi di marketing e a Londra tengo corsi di Arte e Business. Per me non c’è alcuna antinomia : l’artista oggi ha sempre più la consapevolezza che il dispositivo comunicativo, la Social media Strategy, determinano senso e destino del suo lavoro. L’aspetto imprenditoriale rappresenta il « darti al mondo » e un’alternativa al tuo ego.

Una delle tue mostre più importanti è « Retinoblastoma » che si è tenuta nel dicembre 2019, nella sala Borghini del Museo degli Innocenti di Firenze, curata da Vittorio Sgarbi e Lamberto Fabbri.

Questa mostra è un punto di arrivo o di partenza del tuo percorso artistico ?

Retinoblastoma è il termine scientifico di una forma tumorale che colpisce la retina, soprattutto nei primi anni di vita. Lo scopo dell’esposizione è stato raccontare, in chiave positiva, l’esperienza della malattia e poi dell’accettazione delle sue conseguenze fisiche e psicologiche. I protagonisti degli scatti in mostra sono soggetti colpiti da questo male, come la piccola Anna di 3 anni, la ballerina Elena Travaini e io stessa.

Mi piace pensare che la fotografia mi abbia salvato la vita – sottolinea Ilaria.  E’ stato infatti proprio il flash della macchina fotografica a evidenziare una macchia sospetta sulla mia pupilla all’età di quasi due anni, macchia che si è rivelata poi una massa tumorale maligna, il Retinoblastoma.

Sono stata operata d’urgenza e ho perso per sempre il mio occhio sinistro, subendo di fatto un’amputazione. «Perdere un pezzo ti ricorda la morte, togli qualcosa che sai che è destinato a morire, sarà sempre una parte di me che non c’è. Io non vedo come voi, ho proporzioni diverse dalle vostre, vedo più schiacciato, non vedo le vie di mezzo, se mi metti in un ambiente che non conosco, finisco per sbattere». Ma se la malattia mi ha tolto la vista, mi ha dato un’altra « visione » : vedere oltre. Non è dunque un limite ma un’opportunità.

Aggiungo che i proventi della vendita delle foto esposte e del libro editato da “I Quaderni del Circolo degli Artisti” sono stati devoluti interamente all’associazione “La Tua Mano per la Pace”. Il denaro raccolto servirà per finanziare un piccolo reparto adibito alla cura di questo male nell’Ospedale Generale di BUKAVU nella Repubblica Democratica del Congo.

In questa parte dell’Africa il Retinoblastoma è causa di un’alta mortalità infantile.

Perché l’Arte cura. Il tumore è stato il punto di partenza della mia arte, così la mia arte può tornare al tumore, questo è il mio modo per dire grazie.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro ?

Mi sento cittadina del mondo e amo i contrasti : mi piacerebbe vivere una parte dell’anno in una casetta di un paese siciliano dove avrei bisogno solo della connessione Internet e di un ufficio postale e per l’altra parte dell’anno a Berlino, città cosmopolita e con molti stimoli come Londra.  Sogno anche di comprare una galleria come quella che abbiamo visitato insieme a Largo di Torre Argentina. Mi sento soprattutto una « Ricercatrice » in una continua, infinita ricerca e scoperta di noi stessi e del mondo. Fermarsi, è il solo modo di morire che conosco.

Mentre lo dice la luce che nasce dal suo sorriso, è qualcosa di forte, azzera la distanza tra occhi, bocca e cuore come a dire di non smettere mai di danzare.

“Chi passa attraverso il dolore e sente la morte accanto (io sono tra questi) si alza da quel letto con una coscienza nuova di ogni cosa e, spesso, con una necessità profonda di concretizzare il dolore e la gioia per la vita ritrovata in opere che diventano quasi talismani in cui racchiudere una immensa quantità di significati, a volte oscuri allo stesso autore ma tolti dall’anima e rinchiusi in un’opera che è infine “fuori da te” – afferma Giovanni Gastel – “Se è vero come teorizzo da sempre che creare deve essere uno stato di necessità quasi parossistico, il lavoro di Ilaria ne è la prova concreta. Non sembra osservando il suo lavoro esserci alcuna cesura tra ciò che fa e ciò che è. Il racconto di se è chiaro e fortissimo. E questa è prerogativa degli artisti veri.” (Giovanni Gastel)

https://it.ilariafacciart.com/
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https://www.instagram.com/ilaria.facci.artist/

Fabiola Viani
Roma, 15 luglio 2021

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