Mario Castelnuovo, l’artista che sa ascoltare

Ho « conosciuto » Mario Castelnuovo diversi anni fa attraverso gli schermi televisivi. All’epoca non c’erano tanti canali e noi ragazzini, il fine settimana dopo aver fatto i compiti, si guardava su Rai Uno Domenica In, un programma d’intrattenimento con vari ospiti e un conduttore divenuto negli anni un’icona della televisione italiana, Pippo Baudo. Era un pomeriggio dei primi anni ’80 e Mario Castelnuovo presentava Oceania, una canzone che di lì a poco avrebbe riscosso un grande successo.

Ricordo che ne rimasi colpita e, a distanza di anni, quel momento è ancora impresso nella mia memoria come se fosse stato ieri. C’era un’eleganza fragile ed evanescente in quell’artista e la canzone che ci proponeva e di cui non afferrai subito tutte le parole, parlava di amore e di paradisi lontani….

Col tempo le sue apparizioni in tv si sono fatte sempre più rare ed io ho continuato a seguirlo come potevo, visto che da anni non vivo in Italia. Certo, ho comprato i suoi dischi, ma mi rammaricavo di non poter andare ai suoi concerti perché è lì, davanti al pubblico e senza barriere, che un artista può mettersi veramente a nudo. Poi, un giorno, quando si è presentata l’occasione d’intervistarlo, il tempo improvvisamente si è fermato riportandomi agli anni de l’insouciance in cui con le amiche si aspettava Domenica In per scoprire l’artista che avrebbe fatto breccia nel nostro cuore. Quando è arrivato il momento di comporre il suo numero di telefono scritto su un fogliettino tutto spiegazzato dalle mie mani nervose, mille domande hanno cominciato a turbinarmi nella mente; mi chiedevo se fosse stato più giusto dargli del Lei o del tu, se chiamarlo Mario o anche quale domanda fargli per prima. Mentre ero assorta in tutti questi pensieri, non avevo notato che il telefono aveva smesso di suonare e una voce limpida mi salutava chiedendomi come stessi. Ogni mia incertezza è subito svanita e abbiamo cominciato a chiacchierare come due vecchi amici; io gli ho raccontato di Bordeaux, la mia città di adozione da ormai tanti anni e lui di Roma dove vive attualmente. Abbiamo passeggiato nei vicoli di Trastevere, il caratteristico quartiere della città eterna e poi lungo il Croissant de Lune da dove è possibile ammirare le facciate settecentesche dei palazzi bordolesi costruiti con la tipica pietra locale che sotto i raggi del sole diventa calda e accogliente. Ho parlato tanto ma è stato naturale perché Mario Castelnuovo è una persona sincera che sa ascoltare, una qualità che, come diceva Jean Cocteau, “è l’arte del poeta”.

Spero quindi che questa intervista, che mi ha gentilmente concessa e che verrà tradotta anche in francese, vi dia voglia di scoprire le sue canzoni se ancora non le conoscete oppure di riassaporarle se anche a voi mancano tanto.

Dopo Oceania hai presentato a Sanremo Sette fili di canapa che ha dato il via a una lunga carriera con più di dieci album e collaborazioni con grandi musicisti. Una carriera ricchissima e una vita discreta, lontano dai riflettori. Come sei riuscito a conciliare due cose apparentemente inconciliabili nel mondo dello show business?

Credo in modo molto naturale. Chi scrive chiede alle parole un’eternità vera e propria. In realtà le parole hanno piuttosto un mandato provvisorio. Penso quindi che sia naturale di tanto in tanto ritirarsi. È importante sapersi porre, ma anche sapersi riporre.

La canzone Nina inclusa nell’album Mario Castelnuovo uscito nell’84, racconta di quando i tuoi genitori – papà lombardo e mamma toscana- si sono conosciuti durante la guerra. Un incontro sfociato in una bella storia d’amore. In un mondo globalizzato come quello attuale in cui si tende ad omologare tutto, cosa ha significato per te avere genitori provenienti da due diverse regioni.

Mi ha insegnato che viviamo in un’epoca in cui ci si invecchia tutti per la precarietà. Dovremmo fare in modo di non invecchiare anche dalla diffidenza che mi sembrerebbe la cosa più stupida. Un insegnamento che ho avuto da sempre e di cui sono felice.

Anche se sei nato e vivi attualmente a Roma, in molte tue canzoni racconti luoghi e realtà toscane, la terra della tua mamma. Mi vengono in mente Gli occhi di Firenze, ma anche Rosso fulmine e Piazza del Campo, omaggio al Palio e alla città di Siena. Marguerite Yourcenar diceva che “si ha l’impressione di essere vissuti a lungo nei luoghi in cui si è vissuti intensamente”. È così anche per te?

Si. La Toscana per me è una questione familiare da parte di mia madre e non certo lo “sfondo della teiera del pomeriggio”, un’espressione che avevo sentito e che mi viene in mente adesso. Per me è la possibilità di ritirarmi nel senso più bello del termine e poi mi aiuta a ripristinare quell’attitudine alla meraviglia che trovo necessaria.

All’arte ti sei è avvicinato non solo attraverso la musica ma anche la pittura e il disegno che ti permettevano di vivere quando eri più giovane e che comunque non ha mai abbandonato. Molti pittori sono profondi conoscitori di musica. Come spieghi questo forte connubio tra le due forme d’arte?

Questo connubio mi sembra assolutamente naturale perché in fondo chi scrive, chi dipinge, chi suona evoca dei mondi, delle apparizioni. Tutto questo è un fatto che può diventare anche visivo.

Le tue canzoni sono squarci di vita : c’è il viaggio, gli incontri, l’amore anche quando sembra impossibile come nella splendida canzone Sul nido del cuculo inclusa nell’album, uscito nell’88, che porta lo stesso nome. Racconti di vita dove, comunque, c’è sempre spazio per la fantasia e l’immaginazione. Cosa ti ispira e come nascono le tue canzoni?

Beh, non è tanto misterioso. Bisogna essere curiosi, avere una certa attitudine alla meraviglia. Poi, a volte, essere i primi delatori di se stessi e infine profondamente bugiardi per tentare di condire delle cose apparentemente banali con cose più di sostanza. Grosso modo penso che sia questo.

Quando hai cominciato la tua carriera ed anche più tardi, durante i concerti, non suonavi nessuno strumento; cantavi soltanto. Io lo trovavo originale e devo dire anche un po’ anticonformista per un cantautore. Il che mi piaceva molto. Oggi, invece, ti accompagni spesso con la tua chitarra (e mi piace anche molto)! Come mai questo cambiamento? Ce ne vuoi parlare?

Si, all’inizio, quando apparivo in televisione non abbracciavo nessuno strumento perché la canzone, nella fattispecie Oceania, non prevedeva strumenti acustici. Mi sembrava che, in quel periodo, il cantautorato si fosse un po’ troppo fossilizzato su certi suoni chitarra e voce e quindi preferivo tentare di portare, se non un linguaggio nuovo, un vestito nuovo attorno a questo linguaggio. Oggi, invece, faccio l’esatto contrario perché in una realtà in cui tutto è omologato, anche i suoni, mi pare che ritornare ai suoni acustici sia in qualche modo rivoluzionario.

Simposio Italiano è una rivista bilingue e questa intervista verrà pubblicata anche in francese, una lingua che tu, oltre ad apprezzare molto, parli perfettamente. I testi delle tue canzoni, la musica ma anche i tuoi modi mi fanno pensare ad alcuni cantautori francesi di cui purtroppo oggi ne rimangono pochi. Cantautori che avevano un rapporto speciale con il pubblico, proprio come te. La grande Barbara, parlando del pubblico, diceva “Ma plus belle histoire d’amour c’est vous”…

La lingua francese, ahimé, la conoscevo bene. Come sai, per conoscere una lingua bisogna allenarla e allenarsi, come per i muscoli degli atleti. Per quanto mi riguarda sono tanti anni che non la alleno anche se è vero che in alcune canzoni ho inserito alcune riminiscenze che son tornate a galla. Devo dire di essere molto più legato ai cantautori francesi che a quelli americani perché più vicini al mio modo di essere, di esistere.

Il rapporto col pubblico è vero perché quando è così, al di là del numero, è qualcosa che ti fa davvero pensare di essere uno degli antenati del futuro.

Madonna di Venere, uscita nell’87 racconta una storia vera, quella di tuo padre colpito dalla febbre spagnola. Un testo che oggi, in piena pandemia, suona quasi come una profezia, ma anche un monito a ricordarci che vale la pena lottare anche quando le battaglie sembrano vinte.

Si, credo che io volessi proprio dire questo. Attraverso l’esperienza di mio padre, ho capito che le battaglie vanno continuate. Una volta che ci si sta dentro non bisogna arrendersi. Per quanto riguarda la situazione attuale, speriamo che tutti i terrapiattisti del mondo si convincano che la terra non è piatta e poi speriamo davvero che ci si abitui lentamente a disabituarci dall’abitudine di abitarsi. Ecco, noi ci abitiamo troppo. Dovremmo cercare di uscir fuori dai nostri panni che portano tanto egocentrismo e capire che forse davvero soltanto col noi riusciremo a vincere tutte le battaglie che ci aspettano. Con l’io, da soli, non si fa nulla.

Un ringraziamento affettuoso a Mario per aver accettato di chiacchierare con noi e a Flavia Franceschini che ci ha messi in contatto.

L’anno scorso è uscito Guardalalunanina, un cofanetto contenente un DVD di concerti e un CD con due canzoni. Nel cofanetto c’è anche un libro, più precisamente un diario, con i disegni e gli acquarelli che Mario faceva da giovane, alcuni spartiti, delle poesie e dei racconti da lui scritti. Un regalo bellissimo per il suo amato pubblico!

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    Fabiola Viani

    février 28, 2021 at 19 h 08 min
    Reply

    Che emozione leggere quest'intervista in cui ritrovo anch'io i ricordi della mia giovinezza e quella "insouciance" che Stefania a ben saputo descrivere. Ascoltare Mario Castelnuovo […] Read MoreChe emozione leggere quest'intervista in cui ritrovo anch'io i ricordi della mia giovinezza e quella "insouciance" che Stefania a ben saputo descrivere. Ascoltare Mario Castelnuovo è pura poesia in musica ! Read Less

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    NICOLE DAIGNAN

    février 12, 2021 at 15 h 51 min
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    grazzie mille Stefania per cuesta intervista di Mario Castelnuovo. Non lo conocevo e l'ho scoperto grazia lei. E un bel cantautore e l'intervista mostra che […] Read Moregrazzie mille Stefania per cuesta intervista di Mario Castelnuovo. Non lo conocevo e l'ho scoperto grazia lei. E un bel cantautore e l'intervista mostra che lui é una bella personna. Read Less

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      stefania Graziano
      to NICOLE DAIGNAN

      février 14, 2021 at 23 h 47 min
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      Grazie a te Nicole per aver letto l'articolo. Sono contenta che questo artista ti piaccia e confermo che è una persona squisita.

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