La Main de Dieu, Valerio Varesi

Il 5 maggio esce, per la casa editrice francese Agullo, tradotto da Florence Rigollet, il romanzo di Valerio Varesi La Main de Dieu, pubblicato per la prima volta in Italia da Frassinelli nel 2009 con il titolo Il commissario Soneri e la mano di Dio. È il sesto romanzo di Varesi pubblicato da Agullo, una collaborazione iniziata nel 2017 con Le fleuve des Brumes, che si è aggiudicato il premio Violeta negra. L’autore italiano è molto amato dai lettori francesi, acclamato dalla stampa, è stato definito da Le Figaro “il Simenon italiano”.

SINOSSI

Sotto il ponte più antico di Parma, il cadavere di un uomo affiora dalla riva melmosa. È stato assassinato, e poi gettato in acqua chissà dove, finché la corrente non l’ha portato lì. Il commissario Soneri, incaricato delle indagini, si affida come sempre all’istinto e raccolti i primi, labili indizi, decide di risalire il fiume. In un freddo, piovoso pomeriggio di gennaio, il suo tragitto a ritroso lo conduce in un borgo isolato dell’Appennino, vicino a un passo percorso un tempo da mercanti e pellegrini e ora battuto da ambulanti extracomunitari, ma anche da « spalloni » della droga. I paesani parlano poco e malvolentieri, l’ostilità verso l’intruso, perdipiù sbirro, è palese, tuttavia Soneri arriva a scoprire in fretta l’identità della vittima – un ricco e temuto imprenditore del posto – e a legare il suo nome a un pesante scontro di interessi sul futuro di quelle montagne. Col passare dei giorni l’inchiesta si fa sempre più inquietante, mentre il commissario cerca, letteralmente, di trovare la pista giusta fra sentieri impervi che si perdono in un paesaggio intatto di neve, alberi e acqua. In questo scenario che lo affascina e insieme lo turba, s’imbatte in alcuni bizzarri personaggi, raccolti in una sorta di « comunità dei boschi », e in uno scomodo prete dalla fede eversiva, confinato per punizione in quel luogo dimenticato da Dio.

RECENSIONE

Il romanzo ha tredici anni ma non li dimostra   grazie alla lungimiranza con cui l’autore, attraverso un’indagine di omicidio, affronta la questione ambientale e lo sfruttamento del territorio. Gli abitanti di questo immaginario borgo dell’appennino hanno smesso da tempo di provare attaccamento per i luoghi in cui vivono, considerandoli solo un mezzo di sussistenza. Sono disinteressati al sacrificio di alberi di duecento anni per fare spazio a una pista da sci, così come l’oste Egisto è indifferente allo spettacolo offerto dalle montagne, buone solo per i funghi da usare sulle tagliatelle. Questa terra che “si è arresa e si lascia andare come la pelle dei vecchi” non rappresenta un legame col passato, il cordone con la tradizione è stato reciso da tempo. Del resto, come sottolinea Don Pino, parroco eversivo, “la missione più difficile è evangelizzare chi è nato cristiano e s’è ridotto all’indifferenza.” Questa gente  guarda con diffidenza chi è immune dal disinteresse per il destino di quelle terre,  chi è legato a quei luoghi da affetto e tradizioni. Tra questi i Fauni, una strana comunità che vive ai margini della civiltà calpestando  i sentieri che da secoli ospitano fuggiaschi e spiriti liberi, i Breviglieri, primi sospettati dell’indagine in corso, Afro il guardiacaccia, che conosce gli alberi e sa che i faggi non colonizzano una terra diversa dalla loro. In fondo  Soneri è come un faggio, non potrebbe condurre indagini lontano dai propri luoghi.   Il commissario, legato al passato, trova consolazione in un piatto di anolini in brodo, ritrovando le stesse chiazze grasse che si divertiva a unire da bambino. Non toglierò il piacere al lettore anticipando un intreccio interessante, narrato con la consueta maestria, tra cinghiali ebbri di coca, ossari vuoti, dialoghi densi di significato tra Soneri e  Don Pino, efficace cassa di risonanza per le riflessioni del commissario. Il mondo non è mai stato facile per chi è troppo coerente. E neppure per chi ha la passione della verità. A differenza del cugino francese Maigret, Soneri non è un personaggio immobile. Le delusioni di un mondo che non è andato nella direzione auspicata in una giovinezza ricca di ideali, lo hanno mutato e reso più amaro, ma non cambia nell’intimo, non muta la coerenza, non sbiadisce la passione per la verità, vero obbiettivo dell’indagine, non diretta  a placare le ambizioni dei superiori e a rassicurare l’opinione pubblica. Anche perché molto spesso la verità non è rassicurante.

Non mi resta che consigliarvi la lettura di questo romanzo, impreziosito da una prosa ricercata, da dialoghi magistrali e curati, sicuramente ben trasposti in francese dall’accurata traduzione di Florence Rigollet.

Monica Pedretti


Il Commissario Soneri e la mano di Dio, Frassinelli, anno 2009.

 


La Main De Dieu, Agullo, anno 2022.

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