Virginio Vona : dal Tufello al museo del fumetto di Angoulême, l’artista italiano che ha conquistato i francesi.

Io ho letto che la sua passione per il disegno è nata prestissimo, quando ancora era un bambino e abitava a Roma. Una passione che l’ha portato a fare diversi studi nella sua città : prima di grafica alla scuola Federico Celsi, poi alla scuola di fumetto Comics International e quindi all’istituto di Arte San Giacomo. Ha anche lavorato con la casa editrice Fenix realizzando tre volumi del fumetto Demon Story. Nel 2000 ha deciso di venire a vivere in Francia. Cosa l’ha spinto a lasciare l’Italia dopo un percorso così lungo e ricco?

La spinta decisiva è scaturita dal fatto che in Italia, a Roma, ero infelice. Lavoravo ai Mercati Generali scaricando cassette di frutta la notte ed era molto faticoso, senza alcuna ambizione. Non era il lavoro che avevo scelto; era solo un “salvagente” momentaneo per guadagnare denaro ed andare avanti. A Roma non avevo progetti, non vedevo un orizzonte di luce; era come se tutto fosse fermo, statico e con una sorte segnata. Quindi, dopo varie riflessioni, mi sono deciso a lasciare definitivamente l’Italia anche perché la mia compagna francese allora viveva a Parigi. Ho “issato le mie vele” ed ho lasciato tutto quello che avevo per ricominciare da zero.
Qui in Francia ho trovato un sistema più qualitativo, dinamismo e libertà. Non ho incontrato le difficoltà che avevo a Roma. È stato più semplice per me, come immigrato qui in Francia che come italiano in Italia, costruirmi un futuro e modellarlo come volevo.
Non so come spiegarti. Qui, quando ho cominciato ad avere la serenità giusta e una certa tranquillità, ho potuto ricominciare a disegnare e quindi a creare.

In Francia ha potuto cimentarsi subito col mondo dell’arte oppure ha dovuto fare altre esperienze lavorative?

Negli anni 2000, quando sono arrivato, ho dovuto ricominciare da zero, non conoscevo la lingua, ma la voglia era tanta. Ero un motore, un vulcano con la voglia di fare e di imparare. Ho fatto tanti lavori differenti e, per citarne alcuni, mi sono occupato delle immondizie nelle borgate di Evry, ho fatto il giardiniere, il pittore edile, ho pulito i tubi di aerazione nei palazzi, le VMC e altre cose. L’importante per me era lavorare e imparare la lingua perché sapevo che i miei obiettivi erano altri; si trattava solo di tempo.
Ricordo che frequentavo corsi di francese con professori che lavoravano in beneficenza, quindi stavo con altri immigrati di altre nazioni. Poi, piano piano mi sono inserito, ho fatto dei corsi di computer grafica per poi cominciare a fare il grafico in 2D e 3D in architettura.
Solo nel 2004 ho ricomiciato a ridisegnare perché non lo facevo dal ‘94. Ho ritrovato una certa serenità e il tempo giusto per creare.

Il lavoro del fumettista è estremamente complesso e richiede competenze in svariati settori. Oltre ad un talento innato per il disegno, il fumettista deve acquisire conoscenze nel campo del design, in quello fotografico e cinematografico per esempio. Qual è stato il suo approccio con queste altre discipline?

Diciamo che il fumetto è un’arte magistrale perché è ricca. Si avvicina molto al cinema, alla foto, è un’arte completa. Bisogna creare atmosfere pur non avendo il movimento, i rumori, la musica, quindi si sviluppa la necessità di creare e inventare tecniche. La mia esperienza di vita, legata ai miei differenti insegnamenti a Roma, sia nella grafica che nelle tecniche pittoriche, e il fumetto stesso, la mia passione per il cinema e la foto, la pittura, l’architettura, soprattutto certi inquadramenti, mi hanno aiutato molto nel mio lavoro e nell’approccio alla mia espressione artistica. Ma credo che la chiave sia la curiosità di fare e imparare e anche provare a fare esperimenti. Talvolta dagli errori nascono opere gigantesche.

Spesso nell’immaginario collettivo, il fumettista è visto come un artista solitario, chiuso nel suo studio in compagnia dei suoi personaggi. È così anche per Lei?

Verissimo. Il fumettista è molto spesso isolato. Io lavoro molto nel mio atelier da solo e passo molte ore in solitudine, ma questa è la realtà di ogni creatore, di ogni pittore e scultore. Ma non dimentichiamo l’importanza delle relazioni sociali e umane; è per questo che io faccio molti interventi al di fuori del mio atelier e insegno il disegno.

A Parigi, un suo sogno diventa realtà: realizzare un fumetto tutto suo. Crea il personaggio di Fenice e alcune sue opere entrano a pieno diritto nel museo del fumetto di Angoulême. Certamente una bella soddisfazione se si pensa a tutta la strada che ha percorso!

Sono d’accordo e sono felicissimo di lavorare sul mio personaggio Fenice, creato nel 2004 in collaborazione con Iah-Hel. Assieme ne abbiamo fatta di strada!

Quando mi guardo indietro penso a quanta fatica, a quanto impegno personale e a quanta energia. Talvolta mi sembra di aver spostato montagne, io la chiamo la mia Odissea. Si, ci sono delle belle referenze artistiche e delle soddisfazioni. Vedere il proprio lavoro al museo di Angulème come patrimonio francese è una bellissima cosa che resterà nel tempo.

Io ho parlato molto del suo lavoro di fumettista, ma Lei è un artista nel senso più ampio del termine, tant’è vero che il suo nome è ormai incluso nel Larousse dei Pittori e in Art Price. Ci vuole raccontare cosa fa quando non si occupa di fumetti?

Diciamo che passo la maggior parte del mio tempo da solo nel mio atelier, alterno il lavoro artistico tra il fumetto e la pittura. Talvolta faccio anche la scultura con la creta. Leggo molto, sono invaso da libri. Ho svariate passioni come quella di costruire modellini di carri armati, o anche cucinare. Mi piace andare a Parigi per visitare mostre.

Virginio Vona non è solo un grande fumettista e pittore, ma anche un artista che non ha esitato a mettersi al servizio di chi ne aveva bisogno. Vorrei qui ricordare il suo lavoro “Tous unis contre le virus” offerto alla Fondation de France nell’aprile di quest’anno, le opere realizzate per la lotta ai tumori, per i bambini in Nepal, per il Téléthon, per le vittime del terremoto in Italia e tante altre ancora. Quando si raggiunge il successo bisogna rimanere coi piedi per terra e cercare di non dimenticare la strada percorsa?

Io vengo dall’Underground di Roma. Sono cresciuto in periferia, al Tufello, quindi rimango con i piedi non a terra ma sotto terra, con forti valori umani. Penso che la cosa più bella per un essere umano sia essere ambiziosi, molto esigenti e restare nello stesso tempo umili, semplici e con la voglia di migliorarsi, e mai dimenticare da dove si viene e soprattutto chi è in difficoltà. Mi son sempre messo a disposizione per cause sociali, aiutando associazioni con nobili valori umani.

Oggi l’arte e la cultura in generale sono alcuni dei settori maggiormente colpiti dalla crisi sanitaria : festival e concerti annullati, esposizioni e musei chiusi. Quando tutto sarà finito e arriverà il momento di ricostruire, secondo Lei porteremo finalmente uno sguardo diverso verso queste discipline apprezzandole per il loro giusto valore?

La storia si ripete in tutte le crisi umane; l’arte e la cultura sono sempre messe da parte come se non servissero e anche in questo caso, con la pandemia, la cultura in generale sta pagando un caro prezzo. Basti pensare che nei giornail e nelle informazioni non si parla quasi mai di pittori, scultori, fumettisti, come se non esistessimo nel circuito del sistema professionale e sociale della nazione. Posso però salutare il gesto del presidente Macron che all’inzio della pandemia ha incluso anche gli artisti per gli aiuti solidali, e di questo gliene sono riconoscente. È la prima volta in assoluto.
Penso che l’arte sia qualcosa di divino e di spirituale; è necessaria in quanto può aiutare ogni individuo, in qualsiasi momento della sua vita, a trovare un legame e a restare positivo. Senza arte siamo morti, l’arte è naturale per l’essere umano come respirare. Questo momento farà nascere grandi opere in futuro, ne sono convinto. Non dimentichiamo che durante le grandi crisi sono nati tanti movimenti artistici e tanta letteratura. Ogni momento di crisi storica è lo spunto per creare nuove discipline artistiche.
La ringrazio per questa intervista.

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  • Maria Privitera

    novembre 28, 2020 at 19 h 27 min
    Reply

    Virginio è stato mio alunno al Tufello. Sono orgogliosa di lui, una grande persona capace di umiltà commista a coscienza di sé. Uno che ha […] Read MoreVirginio è stato mio alunno al Tufello. Sono orgogliosa di lui, una grande persona capace di umiltà commista a coscienza di sé. Uno che ha sempre continuato a studiare i maestri persino con il sano lavoro di copia, e al tempo stesso a studiare tecniche e linguaggi nuovi. C'è un pizzico di me in lui e ne sono orgogliosa. Bravo Virginio! Read Less

    • stefania Graziano
      to Maria Privitera

      janvier 22, 2021 at 20 h 28 min
      Reply

      Grazie per il suo messaggio. Siamo felici che un suo allievo abbia fatto tanta strada!!

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