L’Italia sempre nel cuore di chi parte

Il dipartimento del Lot et Garonne, a metà strada fra Tolosa e Bordeaux è popolato da circa un terzo di abitanti di origine italiana, essenzialmente del Nordest: Triveneto ma anche Lombardia ed Emilia. 

Le terre fertili della valle della Garonna furono ripopolate, fra il 1920 e il 1930, soprattutto da agricoltori che sostituirono i giovani francesi morti o feriti in guerra e che si integrarono molto rapidamente, fondendosi con la popolazione locale.

Nel corso degli anni i legami con l'Italia e i parenti rimasti al Paese si sono praticamente spezzati, perché il mestiere di agricoltore o comunque legato alla vita agricola non concede ferie e anche a causa della Seconda Guerra mondiale.

Solo durante gli anni '80 e '90, i discendenti di italiani ripresero contatto con le regioni di origine. Il terremoto del 1976 in Friuli destò viva emozione, anche perché alcuni persero dei parenti sotto le macerie. 
Diverse città furono gemellate con città italiane, ci furono scambi reciproci e un flusso continuo di scambi culturali si creava man mano che nuove città si incontravano e l'interesse per l'Italia aumentava.

Il 6 aprile 2009 L'Aquila fu colpita da un terremoto. Poche settimane dopo fu organizzato dal Fogolar Furlan di Gontaud de Nogaret, un concerto di beneficienza che raccolse 700€, devoluti alla ricostruzione della "Casa del Teatro", gestita dagli Artisti Aquilani che lo aveva sollecitato.

8 anni dopo, fra il 2016 e il 2017, diversi terremoti colpirono Amatrice e il Centro Italia. 

Fine 2016 fu organizzato dal Comitato di Gemellaggio Marmande-Portogruaro, un nuovo concerto, durante il quale furono raccolti, semplicemente facendo girare un cappello, 3.125€, cioè in media più di 10€ a persona, essendoci 300 spettatori.

Nell'aprile del 2017, il presidente della Federazione delle Città gemellate, che raggruppa alcune decine di gemellaggi, e del Fogolar Furlan, Renato Alberghetti, propose di recarsi in persona con la moglie e due amici francesi a portare l'assegno al Comune di Amatrice. La Federazione e il Fogolar aggiunsero 2.075€ per un totale di 5.2€.

Arrivati ad Ascoli Piceno, alcuni abitanti tentarono di dissuadere i volontari di andare ad Amatrice, anche perché non credevano che gente potesse venire da così lontano di propria iniziativa, per portare un aiuto concreto.

Partirono da Ascoli la mattina presto perché avevano appuntamento alle 10, ma furono fermati dall'Esercito, dalla Polizia e dai Vigili del fuoco. Dopo aver parlamentato con il capo dei vigili furono scortati fino alla città crollata in mezzo ad un paesaggio disastrato scorgendo fra gli altri un intero villaggio precipitato a valle. 
In mezzo alla città di Amatrice crollata videro un vigile urbano che regolava la circolazione delle ruspe e dei camion mentre un altro, in divisa, spalava le macerie, Il Sindaco li ricevette in un container nel quale squillava il telefono in continuazione. Li abbracciò, commosso e meravigliato, e li ringraziò, prima di essere di nuovo richiesto d'urgenza sia a voce che al telefono.

I benevoli furono scortati dai Vigili durante la discesa che durò 2 ore e mezza, mentre la salita era durata solo mezz'ora.

"Vedere per credere", dice e ripete Renato, spegnendo ogni critica o polemica sui soccorsi o sul dopo terremoto da parte di chi è rimasto a casa ed ha visto la catastrofe solo in TV.

Sono passati quasi 100 anni da quando sono arrivati qui i primi immigrati italiani in questo angolo della Guascogna nel quale si sono integrati perfettamente, dimenticando la cultura, la lingua o il dialetto parlato dei nonni ma il loro legame d'affetto per l'Italia rimasto intatto.

Claudio Vit