Ragazza Magica

Beatrice Vio detta Bebe è una ragazza di 19 anni che, come tutte le ragazze della sua età, frequenta le scuole superiori, fa sport, esce con gli amici e pensa al futuro. È anche medaglia d'oro di scherma alle Paralimpiadi di Rio 2016. La sua storia è davvero straordinaria.

Comincia a fare scherma all'età di 5 anni, dopo essere entrata per caso in quella palestra dove tanti Zorro vestiti di bianco – come afferma lei stessa – e il suono metallico delle lame, la incuriosiscono e la fanno innamorare immediatamente di questo sport. Le piace la competizione, il rischio, la lotta per raggiungere l'obiettivo, e scopre che la scherma racchiude in sé tutte queste emozioni. Insieme a questo sport, gli scout e la scuola compongono le tre S, che per lei rappresentano tutto, rendono felici le sue giornate.

A 11 anni improvvisamente si ammala di meningite, malattia che può essere fatale nel giro di poco tempo, ma Bebe riesce a cavarsela e dopo 104 giorni in ospedale, torna a casa. La sua vita però non è più la stessa, lei non è più la stessa. Ha cicatrici sul volto e protesi alle braccia e alle gambe. Deve ripartire da zero, imparare di nuovo a muoversi, a compiere le attività di tutti i giorni, a fare quei gesti che prima le sembravano talmente naturali, come accendere e spegnere le luci, allacciarsi le scarpe, lavarsi i denti, ma che adesso non lo sono più. Molti al suo posto forse si sarebbero arresi, ma lei è forte, determinata, ce la mette tutta per portare a termine, alla fine della giornata, la lista dei movimenti da riapprendere. E ci riesce. Grazie anche al supporto della sua famiglia, sempre presente, dei medici che la seguono e dei suoi insegnanti. Ritorna subito a scuola, riprende gli scout, manca solo la terza S, quella più importante per lei, quella che rappresenta una sfida molto più grande. Le hanno detto infatti che è impossibile ricominciare la scherma, sport dove sono fondamentali le tre dita della mano e il movimento del polso, come spiega lei stessa in un'intervista. Ma Bebe è testarda, vuole ricominciare, non aveva neanche pensato lontanamente all'idea di rinunciare alla sua passione e sapeva di potercela fare.
 


Beatrice Vio (© Marie-Lan Nguyen)
 

Costruiscono allora per lei nel Centro Protesi di Budrio una protesi armata, la prima in Europa, che, contro ogni aspettativa, funziona! E si riavvicina alla scherma, lo fa dalla sedia a rotelle che rende tutto ancora più eccitante e pericoloso perché la espone più di prima all'attacco dell'avversario. Riscopre così uno sport, quello paralimpico, quasi totalmente nuovo, che le trasmette la voglia di continuare, uno sport che le piace e la diverte molto di più, dove non si possono avere paure o ripensamenti, dove non si può indietreggiare, ma si deve agire e affrontare il proprio avversario, che sia in carne e ossa o interiore.

In numerose interviste si mette a nudo, parla della sua vita, della malattia, delle protesi, dei sacrifici e lo fa in modo diretto, senza paure, né tabù, obbligando la gente ad aprire gli occhi sui problemi della disabilità e sui pregiudizi che spesso aleggiano intorno a questo argomento. Si prende in giro, e attraverso le sue parole, la sua simpatia e il suo sorriso esprime una tale forza di vivere, una gioia, che lascia quasi storditi e non lascia spazio per sentimenti quali la tristezza o il dolore. Parla apertamente della malattia per fare prevenzione, per evitare che altri possano passare ciò che lei ha passato e per mostrare come lo sport sia un aiuto fondamentale per chiunque abbia delle disabilità fisiche, per non cedere alla paura della diversità, alla depressione, per non abbrutirsi, per ritrovare fiducia in se stessi e voglia di godere pienamente della vita. Questo suo credo si concretizza nella ONLUS Art4sport, fondata dalla sua famiglia nel 2009 proprio per portare un barlume di speranza ai bambini e alle famiglie che hanno vissuto un tale dramma.

Dal 2011 comincia a partecipare ai tornei di scherma, entra nella nazionale italiana e vince, vince sempre: gli europei nel 2014 e poi i mondiali nel 2015, qualificandosi per i Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro che si concludono il 14 settembre 2016 ancora con una vittoria, ancora con la medaglia d'oro. L'emozione alla cerimonia di premiazione è incontenibile e fatica a crederci, Bebe, ma il suo sogno, che aveva raccontato nell'autobiografia intitolata Mi hanno regalato un sogno - la scherma, lo spritz e le paralimpiadi pubblicata un anno prima, è finalmente diventato realtà!

In poco tempo la sua storia fa il giro del mondo. Posa per una campagna fotografica a favore della vaccinazione contro la meningite, viaggia, incontra le personalità più influenti nel mondo dello sport, della politica, dello spettacolo, della musica – il suo cantante preferito Jovanotti le dedica la canzone Ragazza Magica -, fa parte della delegazione italiana alla cena alla Casa Bianca e il suo selfie con Obama diventa virale.

Oggi Bebe è simbolo dell'eccellenza italiana, non soltanto perché è un'atleta formidabile e di talento, motivo d'orgoglio degli italiani, ma anche perché attraverso il suo impegno, il suo coraggio, la sua energia, la sua determinazione e caparbietà è riuscita a fare della malattia un punto di forza, diventando un vero e proprio esempio e una speranza per tutti.

Giusi La Russa