Due grandi donne per le donne

Dacia Maraini e Maria Giustina Laurenzi, una grande scrittrice e una grande regista a Bordeaux per parlarci di donne e delle loro battaglie a favore delle donne.

È un pomeriggio freddo ma soleggiato e, impaziente, le attendo assieme a Danièle all’aeroporto di Mérignac. Nella sala d’attesa dove, per prudenza, siamo arrivate con largo anticipo, per ingannare il tempo, chiacchieriamo del più e del meno cercando di proteggerci da un vento fastidioso che si infila negli interstizi e quando il loro volo in provenienza da Roma viene finalmente annunciato dallo speaker, il mio cuore comincia a battere all’impazzata e le frasi di convenienza si accavallano mentre cerco di assumere un’aria normale e soprattutto di non far trasparire le mie emozioni. Poi, quando la porta scorrevole si apre e si riversa il flusso di viaggiatori tutto diventa confuso e dubito addirittura di essere all’altezza della situazione, ma mi basterà incrociare i loro sguardi per cancellare le paure e i dubbi che un attimo prima mi assalivano. Il loro sorriso è rassicurante ed entrambe propongono subito di darci del tu e di chiamarci coi nostri nomi perché – dicono – sarà più semplice. Può darsi ma, a me, per il momento, tutto sembra così surreale.

Nella capitale girondina, Dacia e Maria Giustina, durante due giorni, incontreranno gli studenti del liceo Magendie, presenteranno libri e documentari e assisteranno alla pièce di teatro "Due donne di provincia" interpretata dalla compagnia amatoriale Cuore e Batticuore.

Il programma è intenso e, dopo una brevissima sosta in hotel, di corsa al primo appuntamento con il pubblico!

Dacia Maraini è nata a Fiesole, in Toscana, da Topazia Aliata, pittrice siciliana di famiglia aristocratica e da Fosco Maraini, famoso antropologo. A soli due anni, si trasferisce con i genitori in Giappone dove il padre porta avanti uno studio sugli Hainu, una popolazione in via di estinzione della regione dell’Hokkaido. Qui nasceranno le sue due sorelle ma, dopo un periodo di serenità, la famiglia vivrà anni terribili rinchiusa in un campo di concentramento perché rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò come stabilito dal patto di alleanza tra l’Italia e il Giappone. Quest’esperienza terribile segnerà per sempre la vita della scrittrice e lascerà tracce indelebili come testimoniano molti suoi scritti di stampo autobiografico. Ritornata in Italia, Dacia Maraini andrà a vivere prima in Sicilia presso la famiglia materna e poi a Roma con il padre dove, tra lavoretti saltuari, si dedicherà alla scrittura, la sua vera e grande passione.  Ma, quando credeva di poter esser felice assieme a un uomo, un dramma - la morte del bimbo che aspetta e che già sente suo - sconvolgerà i suoi piani e, ancora una volta, dovrà fare i conti con l’assurdità della vita. L’incontro con Alberto Moravia che diventerà il suo compagno e con Pier Paolo Pasolini saranno l’inizio di un’intensa attività letteraria, ma anche di viaggi intorno al mondo e di belle amicizie condivise nella loro casa a Sabaudia. Il meritato successo arriverà finalmente e con esso numerosi premi letterari tra i quali il Campiello e l’ambito Strega. Una vita ricca e intensa quella della scrittrice Dacia Maraini che il regista livornese Irish Braschi ha magistralmente raccontato nella docufiction "Sono nata viaggiando" sullo scorrere di un secolo - il XX - con le sue battaglie, le sue vittorie e le sue conquiste.

E proprio a una importantissima battaglia, Dacia Maraini ha apportato il suo contributo : la lotta per i diritti delle donne. Lo ha fatto tenendo conferenze in giro per il mondo, scrivendo romanzi, pièces di teatro, saggi e articoli di giornale.

Diversi sono i romanzi in cui la figura femminile è predominante ma senza dubbio, la "Lunga vita di Marianna Ucria", per la ricchezza e per i temi trattati è uno dei più complessi e interessanti, al punto da essere stato recentemente definito di "interesse storico". Ambientato nella Sicilia del XVIII secolo, il romanzo ha per protagonista Marianna, una sordomuta aristocratica che, vittima, da bambina, di violenza carnale da parte di uno zio che sarà costretta a sposare, riuscirà a fare di tali condizioni il suo punto di forza e  a imporre le sue idee quasi rivoluzionarie per un’epoca in cui la donna era relegata unicamente al ruolo di moglie e madre. Sullo sfondo, una Sicilia rurale dove le masse contadine vivevano schiacciate dal peso di un’aristocrazia retrograda e cieca alle nuove idee che si stavano diffondendo nel resto d’Europa.

Nel 2013 Dacia Maraini, che da anni si interessa di mistiche, pubblica il libro "Chiara d’Assisi : Elogio della disobbedienza". Questa volta la protagonista femminile è una santa - Chiara - una donna straordinaria che ha osato sfidare il pensiero religioso dell’epoca, che non ha avuto paura di opporsi e le cui idee sono arrivate fino a noi.  In un’intervista concessa a Nicoletta Pasqualini della rivista "Sempre" la scrittrice afferma: "Chiara, oltre ad essere una grande mistica è stata una donna coraggiosa e rivoluzionaria nel senso sociale del termine. Ha combattuto contro le deviazioni del vangelo per la povertà in un tempo in cui la chiesa accumulava averi; per la pace in un tempo in cui la chiesa faceva le crociate, per l’uguaglianza in un tempo di atroci diversità sociali".

Appassionata di teatro fin dall’adolescenza - complesso di discipline del quale ha una vasta conoscenza e per il quale ha una devozione molto profonda - Dacia Maraini ha plasmato moltissime pièces esaltando in esse la capacità che ha il teatro di indagare sulle fragilità e gli incessanti interrogativi che forgiano l’animo umano. Nelle proprie opere riscopre ed esalta la funzione sociale  della rappresentazione teatrale e la rende ancor più viva alloggiandola nelle realtà dove il teatro diventa carne e sangue e la metrica è dettata dal palpito di cuori che hanno vissuto intensamente. Grazie a lei, il teatro ha fatto parlare le donne ed è arrivato anche nei quartieri popolari come quello della Garbatella, a Roma.

 

Dacia Maraini (photo: G. M. Ireneo Alessi), Maria Giustina Laurenzi

Assieme a Maria Giustina Laurenzi con cui collabora da tantissimi anni, Dacia Maraini ha anche realizzato documentari ricchi e di notevole interesse storico. Uno di questi è senza dubbio "Appunti per una storia della letteratura italiana al femminile", quattordici scrittrici scelte da Dacia Maraini e sapientemente rappresentate da Maria Giustina attraverso immagini ed estratti musicali. Un’opera, questa, che ha ridato il giusto valore a numerose donne spesso dimenticate o addirittura sconosciute, malgrado il coraggio di cui, attraverso i secoli, avevano fatto prova.

Maria Giustina Laurenzi è nata a Salerno dove si è laureata in lettere moderne divenendo assistente alla cattedra di storia del teatro dell’università. Nel 1977 ha fondato e diretto il gruppo teatrale TEATRA. Per la RAI ha realizzato numerosi programmi radiofonici e televisivi e, dal 1980, lavora assiduamente con Dacia Maraini.

Ecco cosa ci ha risposto in un’intervista concessaci durante il soggiorno bordolese.

Tu sei nata e vivi tuttora a Salerno. Che rapporti hai con questa città?

Un rapporto molto stretto, di appartenenza, anche se ho vissuto a Roma per lavoro gran parte della mia vita. Ma questo territorio, più ancora di Salerno in particolare, chiuso tra mare e montagne, antico come la storia della nostra civiltà, ha un fascino straordinario e non mi stanco mai di attraversarlo.

Quando e come ti è venuta la passione per il teatro?

Ero giovanissima, avevo 14 anni e un amico che faceva parte di una compagnia amatoriale, mi invitò alle prove nel vecchio teatro cittadino. Una scatola magica dove tutto poteva accadere... il regno della finzione... quell’ odore di polvere e di vecchie tappezzerie, la luce che filtrava dai palchi... credo davvero che fu un colpo di fulmine...

Nel 1977 fondi e dirigi « Teatra ». Ce ne puoi parlare?

Erano gli anni del femminismo e noi, ragazze di provincia, sentimmo forte il bisogno di far sentire la nostra voce, così ci staccammo dal gruppo teatrale misto di cui facevamo parte e formammo TEATRA: dieci donne che scrivevano ed interpretavano i propri testi. Ma, in verità, non si trattò mai di veri e propri testi, perché il nostro teatro era muto, come le donne che non avevano mai avuto parola, noi rappresentavamo il silenzio delle donne e i loro gesti. E fu proprio al primo convegno di teatro delle donne, a Rimini, che incontrai Dacia. Io feci il mio intervento, parlai della nostra esperienza e, dopo poco, me la vidi arrivare al mio tavolo. Ero emozionata, mi alzai di scatto e lei, senza alcun preambolo, mi disse: "Vuoi fare con me la regia di un testo che ho  appena scritto su una suora messicana?" Fu un gran successo e l'inizio della nostra collaborazione, ma soprattutto della nostra amicizia. Era il 1979.

Tu e Dacia avete lavorato su testi teatrali, ma anche radiofonici e cinematografici. In genere, come procedete quando lavorate assieme?

In generale, lei scrive e io eseguo, ma detto così è un po' riduttivo perché in realtà parliamo molto, anzi meglio, ci scriviamo tanto e siamo sempre abbastanza d'accordo. Del resto, lei usa le parole e io le immagini...

Tra te e Dacia c’è una bella e lunga amicizia. So che hai frequentato molto la sua casa a Sabaudia dove c’era anche Alberto Moravia.

Gli anni di Sabaudia sono indimenticabili, non solo per Moravia che amavo tanto  ascoltare quando raccontava dei suoi viaggi in giro per il mondo, ma anche per tutti i personaggi della cultura, dello spettacolo che venivano a trovarlo... era come stare al cinema...

Tu che hai lavorato sopratutto come regista, hai avuto anche qualche ruolo di attrice in particolare nei film di Lina Wertmuller. Che ricordi hai e quali sono le difficoltà dello stare davanti a una cinepresa?

Lina Wertmuller è un personaggio... la vedete così minuta, fragile, ma in realtà è una tigre... e lo dico nel senso buono... ha una forza e una resistenza da fare invidia a un atleta... Il cinema è duro. Ci si sveglia alle quattro del mattino e si fanno lunghissime giornate di lavoro, con qualsiasi tempo... gli attori spesso sono egocentrici e capricciosi, ma con Lina non si scherza. "Io picchio" ama dire spesso ridendo... Mi diverte fare l'attrice, del resto ho cominciato così, e se hai qualcuno bravo a dirigerti, non temi nulla, fai quello che ti dice al meglio che puoi.

Con il tuo lavoro, ti occupi molto di temi sociali. Che impatto hanno sulla tua vita gli incontri e le ricerche ai fini della realizzazione dei documentari?

Non nego che spesso mi commuovo davanti alle testimonianze di tante persone che vivono una realtà totalmente diversa dalla nostra, in condizioni precarie, senza avere cibo per i propri figli, donne sfruttate... Vorrei poter fare qualcosa per loro, ma i miei unici mezzi sono questi documentari di denuncia che spero arrivino al cuore di qualcuno che conta e che può cambiare un po' lo stato delle cose.

Come Dacia, anche tu hai dato e continui a dare nel tuo lavoro grande spazio alle donne. Essere donna è stata una difficoltà nella tua vita professionale?

Si, l'ho detto, molti dei miei lavori, soprattutto con Dacia, sono incentrati sul mondo delle donne, sulla loro storia, sui tanti personaggi femminili che non hanno avuto fama in vita e alle quali cerchiamo di restituire il loro giusto posto tra gli artisti, i letterati, i medici, gli scienziati...

Siccome non sono mai stata  granché bella, per fortuna, non ho avuto troppi problemi... non sono stata ricattata sessualmente per andare avanti... ma è stato duro lo stesso. Quando proprio volevano farmi un complimento, mi dicevano che ero brava come un uomo!

Le donne hanno conquistato e vinto grandi battaglie, ma i dati sul femminicidio oggi sono allarmanti. Come spieghi questo ritorno indietro e sopratutto cosa si potrebbe fare per combatterlo?

Ma gli assassini delle donne non finiranno fin tanto che gli uomini non smetteranno di considerarci delle proprietà, delle cose... quello che è tuo puoi romperlo, buttarlo via... questa è ancora la terribile verità. E credo che sia Dacia che io siamo d'accordo nell'idea che questo modo di pensare debba essere cambiato fin dalla prima infanzia... Dacia incontra tantissimi bambini, ragazzi delle  scuole, io faccio dei corsi, cosiddetti di genere, nelle prime classi elementari e sembra che qualcosa arrivi, sembra che di qui a qualche anno potremo forse vivere in una società meno sessista. Vedremo.

Quali sono i tuoi progetti attuali?

Progetti per il futuro? Tanti. Uno sulle giovani scrittrici napoletane, uno sulle migranti, uno ancora sulla violenza... Speriamo di poterli realizzare tutti.

Stefania Graziano