Cucinema all’italia

Una stanza povera, un tavolo, una famiglia visibilmente preoccupata. Un cuoco entra portando con sé alcune ceste, i presenti strabuzzano gli occhi, come se non credessero a quello che vedono, la tavola viene imbandita, prima i piatti, poi le posate, le salviette e i bicchieri. C’è chi comincia ad avere l’acquolina in bocca, chi, con fare indifferente, cerca di sbirciare nella cesta, ma a stento riesce a mascherare lo stupore per ciò che vede. L’olfatto si risveglia per i profumi inebrianti emanati da quelle pietanze che sfilano una dietro l’altra sotto uno sguardo ancora incredulo. Una terrina di fumanti spaghetti al pomodoro viene finalmente rivelata. Il cuoco va via e poco alla volta, con piccoli movimenti, prima ancora un po’ incerti poi sempre più veloci e sicuri, la famiglia si avvicina alla tavola fino a lanciarsi letteralmente sugli spaghetti, prendendone direttamente con le mani e portandoli alla bocca. Una scena memorabile del film Miseria e nobiltà (1954), di Mario Mattoli, che si conclude con il principe della risata, Totò, che danza sul tavolo con gli spaghetti tra le mani e perfino nelle tasche della giacca.

Che gli Italiani siano amanti della buona tavola è risaputo in tutto il mondo, la nostra fama di buongustai ci precede ovunque. Questa passione per la cucina e per il mangiar bene è talmente radicata nella cultura italiana che ne è diventata un simbolo ed emerge anche nel cinema. Esistono molti film classici italiani, infatti, che presentano scene come quella appena descritta, in cui il cibo è il protagonista indiscusso. Attraverso tali film è possibile tracciare un profilo del gusto e delle abitudini alimentari degli Italiani dell’epoca e, perché no, scoprire anche quanto sia cambiata la cultura gastronomica del nostro Paese.

Un piatto che ritroviamo spesso nei film è, come già anticipato, la pasta. Da sempre componente fondamentale della vita degli Italiani e non un mero alimento, la pasta è la regina della cucina, vero e proprio elemento di unione di tutta la penisola da nord a sud e simbolo di tradizione. Ne esistono diversi tipi, secca o fresca, all’uovo o ripiena, e diversi formati, lunga o corta, rigata o liscia, attorcigliata, caratteristiche che le permettono di amalgamarsi al meglio con i diversi sughi ed esaltarne il gusto. Nel film Un americano a Roma (1954), di Stefano Vanzina, il protagonista Nando, interpretato da Alberto Sordi, mette in scena un dialogo con un piatto di “Maccaroni”, prima disprezzandoli in favore di un pasto, come lui stesso afferma, più in stile americano, con yogurt, marmellata, latte e mostarda, poi cedendo alla tentazione di mangiarli minacciandoli con la famosa frase “Maccarone, m’hai provocato e io ora ti distruggo! Io me te magno!”. Qui la pasta, contrapponendosi allo stile americano tanto decantato nel film come nella società degli anni ‘50, rappresenta un vero e proprio inno all’italianità, una caratteristica inconfondibile dell’essere italiani in netto contrasto con la cultura americana che stava diffondendosi in Italia in quel periodo. Ancora ne I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli, una banda di ladri un po’ sfortunati tenta di fare una rapina che avrebbe cambiato loro la vita, ma finisce per sedersi a tavola a mangiare pasta e ceci, con tanto di consigli culinari sull’aggiunta di più o meno olio. Anche qui il significato simbolico della pasta è forte, non semplice nutrimento, non solo piatto della tradizione, ma anche simbolo di piatto consolatorio, che dona sollievo alla condizione di vita drammatica degli italiani del dopoguerra, una condizione di povertà e miseria che emerge ancora di più nel film antecedente Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica. In questo film, infatti, assistiamo ad una chiara contrapposizione tra ricchi e poveri che si evince soprattutto nella scena in trattoria in cui il piccolo Bruno osserva con timore, nel tavolo vicino, un ragazzino di una famiglia benestante che consuma un pasto opulento e, spinto forse dal desiderio di annullare le differenze e far parte di quella stessa classe sociale, ordina, non stavolta un piatto di pastasciutta, ma una mozzarella in carrozza, che qualche attimo prima aveva visto mangiare al suo coetaneo. Qui la mozzarella, altro piatto rappresentante della tradizione gastronomica italiana, si fa carico quindi del significato metaforico di benessere e straordinarietà. E come non citare inoltre la pizza! La ritroviamo in una scena del film L’oro di Napoli (1954), di De Sica: una tavola con tutti gli ingredienti necessari, la protagonista, interpretata da Sophia Loren, intenta ad impastare la pasta, un po’ di farina cosparsa in aria, la pizza fritta è pronta: i passanti si fermano a mangiarla, la signora del primo piano manda giù dal balcone il cestino per averne qualcuna. Siamo qui in presenza di un’altra situazione tipica italiana dove cibo significa anche condivisione e convivialità, caratteristiche che marcano ancora oggi lo stile degli Italiani a tavola.

Esistono decine di altri film in cui sono presenti scene dedicate all’arte della cucina, non solo film classici, ma anche film dei nostri giorni. Tanti sono infatti i registi italiani che decidono di inserire scene che si svolgono a tavola davanti ai più rinomati piatti della nostra gastronomia. Il motivo? Fare leva sulle emozioni dello spettatore, far emergere quelle sensazioni e quei ricordi unici del ritrovarsi tutti insieme intorno ad una tavola imbandita di piatti tipici e mantenere così in vita le tradizioni che sono il fondamento della cultura italiana e che per questo non possono essere dimenticate. Nonostante il passare del tempo e le mode del momento, non possiamo affatto negare che la pasta, la pizza, la mozzarella rimangono i piatti più amati dagli Italiani e la tavola imbandita per un pasto insieme ad amici o in famiglia uno dei momenti più significativi.

Giusi La Russa